La Corte di Cassazione penale, con la sentenza n. 35771/2026 ha chiarito che il RSPP, pur svolgendo un ruolo consultivo e privo di poteri gestionali, risponde a titolo di colpa professionale dell’infortunio sul lavoro qualora abbia omesso di segnalare tempestivamente al datore di lavoro la necessità di elaborare il DUVRI e di valutare i rischi interferenziali.
Con la sentenza n. 34744/2026, la Cassazione penale torna ad affrontare alcuni dei temi più rilevanti della responsabilità da reato degli enti nell’ambito di una vicenda concernente l’ottenimento di finanziamenti pubblici mediante l’utilizzo di documentazione ritenuta non veridica relativa allo stato di avanzamento del progetto “F.A.E.” finanziato dalla Regione Sicilia. La decisione offre l’occasione per soffermarsi su alcuni dei nodi interpretativi centrali del sistema delineato dal D.Lgs. 231/2001, con particolare riguardo all’autonomia dell’illecito amministrativo rispetto alle vicende del reato presupposto, ai criteri di imputazione oggettiva, alla colpa di organizzazione e alla determinazione del profitto confiscabile. Richiamando principi ormai consolidati nella giurisprudenza successiva alle Sezioni Unite Espenhahn, la Corte ribadisce che la colpa di organizzazione costituisce un autonomo criterio di imputazione soggettiva dell’illecito dell’ente e che la mancata adozione del modello organizzativo non costituisce, di per sé, elemento costitutivo della responsabilità da reato. La pronuncia precisa che il deficit organizzativo deve essere oggetto di autonoma dimostrazione da parte dell’accusa. Tale affermazione si inserisce nel percorso evolutivo volto a ricondurre la responsabilità dell’ente entro coordinate compatibili con il principio di colpevolezza, valorizzando il ruolo della colpa di organizzazione quale elemento tipico dell’illecito previsto dal D.Lgs. 231/2001. La pronuncia affronta altresì il tema del profitto del reato e della sua individuazione ai fini della confisca, adottando una ricostruzione che conduce ad identificare il profitto confiscabile con l’intero finanziamento indebitamente percepito. Tale soluzione sembra, pertanto, segnare un ulteriore - e discutibile - ampliamento dell’operatività della confisca nei procedimenti concernenti l’indebita percezione di risorse pubbliche.
Le referenze bancarie richieste dal disciplinare di gara sono un mezzo di prova legittimo della capacità economico‑finanziaria, non un requisito autonomo; la mancata presentazione da parte dell’impresa partecipante alla gara giustifica l’esclusione, che resta valida anche perché il provvedimento è pluri-motivato. Lo stabilisce il Tar Calabria, sede di Catanzaro, sentenza 26 ottobre 2026, n. 2054.
In relazione alla domanda proposta dagli ascendenti, per disciplinare il diritto di visita dei nipoti, occorre rilevare il difetto di competenza del tribunale ordinario, in favore del tribunale per i minorenni, con conseguente prosecuzione del giudizio limitatamente agli aspetti relativi all’affidamento e al mantenimento dei figli. Lo stabilisce il Tribunale di Roma, sez. I, decreto 19 ottobre 2026.
Il dolo del concorrente extraneus nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale commesso dall'amministratore consiste nella volontarietà della propria condotta di apporto a quella dell'intraneus, con la consapevolezza che essa determina un depauperamento del patrimonio sociale ai danni dei creditori, non essendo, invece, richiesta la specifica conoscenza del dissesto della società che può rilevare sul piano probatorio quale indice significativo della rappresentazione della pericolosità della condotta per gli interessi dei creditori. Così si è espressa la Cassazione penale, sentenza n. 36039/2026.
Con sentenza non definitiva n. 6135/2026 il Tribunale di Milano, pronunciando su un’azione di contraffazione della frazione italiana di un brevetto europeo relativo a un dispositivo per l’asciugatura a centrifuga di testine di lavaggio, ha affrontato due questioni di rilievo sistematico. La prima è di natura processuale: il motivo di nullità per insufficiente descrizione (art. 76, comma 1, lett. b), c.p.i.), dedotto dalla convenuta per la prima volta nel corso delle operazioni peritali e successivamente al deposito delle memorie istruttorie, è stato dichiarato inammissibile perché tardivo, con espressa adesione all’orientamento della Cassazione che nega al giudice il potere di rilevare d’ufficio la nullità del brevetto e con il rifiuto di estendere alla materia brevettuale la regola dell’art. 1421 c.c. (nullità del contratto rilevabile d’ufficio). La seconda attiene al principio di conservazione del brevetto: accertata la nullità della rivendicazione indipendente, il Tribunale ha dichiarato la nullità soltanto parziale del titolo, ritenendo valide le rivendicazioni dipendenti rispetto alle quali la rivendicazione caducata opera come stato della tecnica (art. 76, comma 2, c.p.i.; Cass. Civ. n. 3339/2022). La causa è stata rimessa in istruttoria per un supplemento di consulenza tecnica sull’interferenza dei prodotti contestati con la porzione di brevetto sopravvissuta.
La Cassazione penale, sez. I, sentenza 15 ottobre 2026, n. 36314 ponendosi nel solco di orientamento che tende a consolidarsi, sostiene che qualora si ammettesse l’applicabilità delle pene sostitutive per effetto della revoca della sospensione condizionale, intervenuta in epoca successiva all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 150/2022 (e al di fuori del regime transitorio ivi previsto), si "rimetterebbe in termini" il condannato per effetto di una sua condotta antigiuridica.
La Corte costituzionale, ordinanza n. 175/2026 ha rinviato in via pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea in merito all’esercizio, da parte degli Stati membri, della facoltà di limitare a coloro che svolgano un’attività lavorativa la parità di trattamento tra cittadini nazionali e cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea nell’accesso agli alloggi residenziali pubblici.
La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado Liguria ha affermato con la Sentenza 22 maggio 2026, n. 486 che: "È giuridicamente inesistente – e non meramente nulla – la notificazione di cartella di pagamento e di atti della riscossione intestati e diretti al “trust” come destinatario, in difetto di un soggetto giuridico esistente e legittimato a ricevere tali atti; la soggettiva inesistenza del destinatario comporta l’inesistenza della notificazione, non sanabile ai sensi dell’art. 156, comma 3, c.p.c., nemmeno per effetto della costituzione in giudizio del trustee, che si costituisce in proprio e non “in luogo” del trust.”.
Il Tribunale di Salerno, con la sentenza dell’11 settembre 2026, n. 1373 afferma che le indennità percepite continuativamente dal lavoratore, intrinsecamente connesse all’espletamento delle mansioni o al suo status personale e professionale e di importo sufficientemente consistente da produrre un effetto dissuasivo dalla fruizione delle ferie, devono essere incluse nella retribuzione feriale. Le clausole della contrattazione collettiva che le escludono sono nulle per contrasto con la nozione europea di retribuzione ordinaria di cui all’art. 7 della direttiva 2003/88/CE.
Con la Determinazione n. 314287/2026, pubblicata il 23 ottobre 2026 e applicabile dal 25 ottobre, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale modifica le procedure di registrazione previste dal D.Lgs. 4 settembre 2024, n. 138 e introduce un esonero dalla dichiarazione da rendere tra il 1° gennaio e il 28 febbraio per i soggetti già iscritti nell’elenco NIS che non abbiano variazioni da comunicare. La scelta supera la ripetizione annuale di informazioni rimaste identiche e alleggerisce un segmento dell’attività amministrativa che, per molte imprese, si risolveva nella conferma di dati precedentemente trasmessi.
La Corte di Cassazione, nel contesto di un ricorso ex art. 311 c.p.p., ha la possibilità di esaminare il delicato tema dell’estensione della misura del divieto di avvicinamento a soggetti terzi, in particolare al figlio minore dell’indagato. Nella sentenza in commento, Cassazione penale, sez. V, sentenza 19 ottobre 2026, n. 36744, pur riconoscendo l’obbligo di motivazione specifica sul punto, il diritto alla bigenitorialità e l’ovvia aspettativa che il minore possa essere a contatto di entrambi i genitori, la Corte di legittimità osserva come tali diritti debbano essere contemperati tanto con le esigenze cautelari, quanto con il best interest of the child che, in alcuni casi, può coincidere con una regolamentazione della frequentazione con il minore, anche tramite incontri protetti da attivare con richieste avanzate al giudice civile competente.
L'Anti-Money Laundering Authority (AMLA) di Francoforte ha recentemente pubblicato il progetto di norme tecniche regolamentari (RTS) in tema di Adeguata verifica della clientela, prescritte dall'art. 28, regolamento (UE) n. 2024/1624 e per questo denominate “RTS 28 AMLR”, che sono destinate ad incidere significativamente sulle attività di adeguata verifica di tutti soggetti obbligati dell'Unione europea. Tali norme tecniche regolamentari hanno la funzione di armonizzare a livello comunitario le misure di prevenzione dei fenomeni di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo (AML/CFT), secondo le indicazioni dei regolamenti (UE) n. 2024/1620 e n. 2024/1624 (c.d. AMLR). L'attuale formulazione (ancora in forma di progetto) delle norme tecniche regolamentari in tema di adeguata verifica, è quella risultata all'esito delle consultazioni pubbliche sui progetti di RTS svoltesi nei mesi scorsi e che attende, per essere pienamente operativa, l'approvazione della Commissione europea e la successiva pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Tuttavia c'è da immaginare che il progetto di RTS non subirà sostanziali modifiche, dato che lo stesso ricalca, pressoché in maniera immutata, il progetto reso in forma di parere dall'Autorità Bancaria Europea (EBA) su richiesta dell'AMLA.
Così decide la Corte d’appello di Bologna sentenza 6 ottobre 2026, n. 2135 secondo cui in tema di crisi famigliare e di ricorso dei coniugi proposto ex artt. 473-bis.49-51 c.p.c. con domanda congiunta e cumulata di separazione e scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, la revoca unilaterale del consenso da parte di uno dei coniugi dopo il passaggio in giudicato della separazione, non comporta l’improcedibilità della domanda di divorzio, dovendo il Tribunale provvedere ugualmente all’accertamento dei presupposti per la richiesta pronuncia sullo status, per poi procedere, in caso di esito positivo della verifica, all’esame delle condizioni concordate dai coniugi, valutandone l’attuale conformità a norme inderogabili ed agli interessi della prole.
Il Tribunale di Milano, sentenza 14 settembre 2026, n. 7023, ha accolto l’opposizione al precetto intimato dal creditore di un condominio nei confronti di un singolo condomino, avendo l’opponente allegato e provato di essere in regola con i pagamenti delle spese.
Profili penali, responsabilità degli enti ex 231, prova del danno, vigilanza, lavoro e segreti commerciali alla luce dei D.Lgs. 160/2026 e 179/2026 di attuazione della legge n. 132/2025 sull'AI Act.
La Cassazione civile, sentenza n. 22276/2026 distingue il tentativo di conciliazione TICO dalla mediazione obbligatoria ex D.Lgs. n. 28/2010, applicabile dal 30 giugno 2023 anche alla somministrazione. In tale secondo regime, l'onere di attivazione nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo grava sul creditore opposto, in conformità ai principi stabiliti con la sentenza di Cassazione civile, S.U., n. 19596/2020.
L'articolo esamina la disciplina europea e nazionale dell’alfabetizzazione in materia di intelligenza artificiale (AI Literacy), alla luce del Regolamento Omnibus AI e del D.Lgs. n. 179/2026. Muovendo dalla definizione contenuta nell’AI Act, il contributo confronta la formulazione previgente e quella riformata dell’art. 4, con riferimento agli obblighi di fornitori e deployer e ai compiti della Commissione, degli Stati membri e del Consiglio Europeo per l’Intelligenza Artificiale. L’analisi si estende alle disposizioni nazionali dedicate all’impiego dell’AI nella didattica, alla formazione dei docenti, all’istruzione degli adulti e alle competenze del personale della pubblica amministrazione, soffermandosi sugli strumenti e sulle modalità di attuazione previsti.
La Corte costituzionale, sentenza n. 169/2026 ha accolto il ricorso proposto e annullato i provvedimenti adottati successivamente all’eccezione di insindacabilità, inclusa la sentenza di condanna per diffamazione, poiché, ove il giudice ritenga non fondata l’eccezione di insindacabilità sollevata dal parlamentare sottoposto a procedimento, deve trasmettere gli atti alla Camera di appartenenza affinché questa possa pronunciarsi e non può proseguire il processo.
È stato pubblicato in G.U. il D.Lgs. 7 ottobre 2026, n. 189, che ha emendato, ancora una volta, il Testo Unico della Finanza (D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, in sigla TUF) recependo la Direttiva (UE) n. 2024/2810 con riguardo alle azioni a voto plurimo e introducendo nel contempo gli adeguamenti richiesti dal regolamento (UE) n. 2809/2024 alla disciplina del ritardo nella comunicazione di informazioni privilegiate e al sistema sanzionatorio in ambito MAR (Market Abuse Regulation).
La sentenza di primo grado era stata depositata entro il termine di 90 giorni fissato nel dispositivo, ma fuori dell’orario d’ufficio. La cancelleria aveva considerato il deposito fuori termine e aveva perciò comunicato l’avviso al difensore, inducendolo così in errore circa la decorrenza dei termini per appellare. La Corte di cassazione esclude la colpa del difensore, facendo leva sul principio di legittimo affidamento rispetto all’atto formale dell’ufficio giudiziario, ritenendo che l’inammissibilità per tardività dichiarata dalla Corte d’appello sia incompatibile con il principio generale dell’affidamento, con il diritto di difesa e con il principio del “giusto processo”. Lo stabilisce la Cassazione penale, sez. VI, sentenza 24 settembre 2026, n. 34421.